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Tra ridimensionati-nello-spirito e ridimensionati-nella-patria non scorre apparentemente buon sangue e, anzi, si potrebbe dire che la politica, nella Regione, viva del conflitto, anche aspro, tra questi due regimi ridotti della borghesia. A ben guardare, d’altra parte, ci si accorge di quanto essi siano, su questioni cruciali, alleati sistematici e naturali malgrado ogni proclama di senso contrario; e in fondo si conoscono tutti, hanno fatto le scuole insieme, giocato a calcio alla Virtus, ballato al circolo e si vogliono pure un po’ di bene se non fosse che a un certo punto ognuno ha dovuto pur badare, penosamente, a declinare il proprio personale ridimensionamento. In particolare, i ridimensionati tutti collaborano in sinergia spontanea all’opera di imbalsamazione del territorio e delle loro stesse vite. 

Il cittadino {cittadini=ridimensionato-nella-patria+ridimensionati-nello-spirito}, infatti, è sempre appassionatamente alla caccia del fallimento altrui e in perpetuo dileggia azioni e desideri d’altri come forma di risarcimento della propria delusione generazionale; gode della deprecabile indegnità del tutto ogni qualvolta essa si manifesti (e ciò per loro fortuna accade spesso) come dimostrazione del proprio insindacabile diritto di lamentarsi, il quale peraltro esterna quotidianamente, usurpando danteschi livori, tramite profezie ex eventu e cioè scatenandosi, a fatto compiuto, nell’esercizio del triste disincanto di ridimensionati, a suon di te l’avevo detto, si sapeva e come volevasi dimostrare.

Per questa lamentosa maggioranza – religiosamente devota al dio dell’impotenza, e ciò, per l’appunto, in parallelo ma al contrario rispetto alla borghesia storica e in ottemperanza all’identità depressa di borghesia ridimensionata e post-storica – l’interruzione di un lavoro, un fallimento aziendale, una bancarotta, e in generale il fiasco clamoroso (fosse anche della rassegna musicale cittadina, della sagra del baccalà fritto, della processione della madonna) rappresentano delle soddisfazioni in sé e non in relazione ad un dato storico, cioè politico, poiché ognuno di questi fenomeni reca in sé, oltre al conforto per il proprio naufragio generazionale, il fascino dell’immutabilità delle cose, più vischiosa di quella gattopardiana, scevra anche d’ogni retorica di finto rinnovamento e bella esclusivamente di una immobilità che che seduce come un elisir di eterna vecchiaia, che allontana la morte e posticipa indefinitamente il conto con sé stessi.

Gli uni (ridimensionati-nello-spirito) ammantando di atteggiamenti e pratiche radical chic i bisogni e i desideri degli altri (ridimensionati-nella-patria) offrono loro costantemente spunto di querimonie e borbottii, contribuendo dunque a preservare il loro habitat naturale; mentre gli altri (ridimensionati-nella-patria), dando continuamente sfoggio di impotente brutalità, con i loro umori da populares affascinati dal demagogo di turno, offrono volentieri il fianco ad accuse di ignoranza e nazismo, alimentando il sentimento di superiorità dei primi (ridimensionati-nello-spirito).  In questo gioco delle parti ognuno si attiene al proprio ruolo con scrupolo e senso di responsabilità, perfettamente solidale alla controparte che è in realtà la metà dell’anima sua. 

Al contempo, tutti guardano all’identità collettiva – eccezion fatta per occasioni di tipo sportivo-patriottico, in cui il ridimensionato nello spirito può tirare fuori la bandiera senza tema d’esser tacciato di ridimensionamento altro – con lo scetticismo e la diffidenza di chi preferirebbe, evidentemente, poter dire d’avere come concittadini cani e gatti.

In virtù di quest’azione, discreta ma implacabile, di tale borghesia ridimensionata ma tenacemente abbarbicata a quelle postazioni che le garantiscono il proseguimento delle sue pratiche mummificanti, il tempo della Regione risulta privo di qualsiasi nesso con la storia. Esso scorre e lascia una traccia biologica nei cicli di nascita e morte delle piante, degli uomini, degli oggetti, delle istituzioni. Ma senza storia. Non c’è storia, in questo universo piccolo borghese, il tempo è come il tempo di Marte o Plutone. Scorre, come una serie di significanti, ma per tutti e nessuno, senza significati. É un tempo incantato e maledetto, un tempo asemantico.

Nella piana di Santa Barbara, una mattina di fine agosto, Antonio aveva deciso di scalare un traliccio dell’alta tensione. Le ragioni per cui lo fece non si seppero mai con certezza. Esse furono, a modo loro, parte del guazzabuglio e come sempre, nel Comune e fuori, ognuno si fece la propria idea.